| Certo il tempo non è dei migliori per il momento non piove e .... siamo sicuri che non pioverà.
Le ultime parole famose.
Noi, io e Simonetta, siamo a Monte S. Caterina - Val Senales, in ferie ed è la nostra base di partenza abituale per questi meravigliosi posti del Trentino Alto Adige.
Il club AT3V aveva programmato un Tour Alpino partendo da Longarone, passo Giau, passo Falzarego, passo Valparola, Passo delle Erbe e fermata a Bressanone per il pranzo, il Passo del Giovo, poi proseguire per Merano, tappa obbligatoria BIRRERIA FORST passo dello Stelvio e fermata a Bormio. Era la prima volta che potevo incontrali, inoltre c'erano anche degli amici che arrivavano dall' AtcMARCHE.
Potevamo incontrare il gruppo alla BIRRERIA FORST, ma che razza di motociclisti saremmo stati! Guardiamo la cartina, un rapido sguardo possiamo intercettarli al Passo Gardena o da quelle parti. Sono circa 110 km .
A noi piace girare fra le montagne, facciamo l'altopiano dello Scillar, Ortisei, Passo Gardena e arriviamo al bivio di San Leonardo Badia. Siamo in orario, ma il gruppo deve ancora arrivare. Contatto telefonico, sono ancora fra i passi del Giau. Decido di farmi un giretto a Brunico e poi intercetto il gruppo al Passo delle Erbe. La strada fino a Brunico è pessima, lavori in corso ogni tre chilometri, semafori ecc. una noia mortale. Il tempo tiene, è nuvoloso, ma non sembra che abbia cattive intenzioni. Arriviamo a Brunico il tempo per fare il pieno e guardare la cartina ( io non possiedo ancora la tecnologia GPS) niente caffè non c'è più tempo. Dobbiamo ritornare per intercettare il gruppo, il cellulare non mi prende in mezzo alle montagne e la strada che avevo fatto, proprio non ne ho voglia di rifarla!
Riguardo la cartina (grazie TCI per la precisione delle strade) vedo una stradina che mi porta alla confluenza con il Passo delle Erbe. Per strada non ci sono indicazioni, giro per intuito alla prima deviazione sulla destra. Inizio una strada ripidissima, tanto la moto tira, passiamo un paesino di quattro case, passiamo in mezzo a una corte, la strada prosegue, poi una serie di boschi e prati ad un tratto.........PLOF.......... PLOF PLOF ........ gocce d'acqua da mezzo litro. Panico.!.. sono in mezzo a pascoli e vacche. Accelero per poter trovare un riparo, un albero, una stalla, niente. Le gocce non smettono un attimo, un altro bosco e ad un tratto una galleria aperta, tipo parasassi. Ringrazio, lassù qualcuno ci vede. Non ho una attrezzatura da saggio motociclista: impermeabile per il passeggero in semplice plastica, sufficiente per stare bene e al caldo e per il pilota...... pantaloni impermeabili di tre taglie precedenti. L'illusione di poterci stare dentro, spingo la pancia in dentro, tiro la cintura, impreco con me stesso, ... ma con quell'acqua che c'è fuori mi devo proteggere. Intanto mi accorgo che il giubbotto da moto non tiene l'acqua, l'altro quello che era impermeabile è andato in pensione qualche anno fa.
Dopo qualche attimo di assestamento, e non lo nascondo un po' di sconforto per la situazione in cui mi sono messo, dal nostro rifugio provvidenziale, vediamo nella vallata fronte a noi una lunga fila di moto con il faro acceso. Le forme sono quelle delle @fricane.
Questo è il momento, via ogni indugio si parte. Sotto l'acqua, la strada piena di foglie marce, ad ogni curva la strada è formata da tronchi di legno per il drenaggio e naturalmente bagnati, la moto scodinzola, si ribella alla stabilità,salta ma chi se ne frega ho visto il gruppo e lo devo prendere. Dopo una serie interminabile di curve mi devo fermare ad uno stop. Come per incanto mi passa davanti proprio in quel momento il gruppo AT3V. Strombazzata di felicità, fermata per il saluto anche se non conoscevo nessuno. Dino da Verona mi guarda come un marziano e mi commenta: scarpe da tennis?
Rispondo: Già, che ci posso fare.
Mi inserisco nella colonna, andiamo in direzione del Passo delle Erbe e poi a Bressanone per il ristoro. Come tutti i passi la strada è stretta e piena di curve, peccato per questa maledetta pioggia, sotto il sole sarebbe stupenda. La discesa è molto ripida e non tutto il gruppo rispetta la velocità del battistrada, la stanchezza inizia a farsi sentire. Finalmente arriviamo a Bressanone e presso una carina Gastof ci fermiamo a pranzo. Pensate parcheggio al coperto in garage.
Finalmente ci possimo rilassare e "cambiarci" dagli abiti bagnati. Simonetta è completamente asciutta tranne ai piedi perchè porta le "regolamentari scarpe femminili da tennis". Il mio primo tentativo di levarmi i pantaloni impermeabili è avvenuto senza particolari difficoltà, praticamente si sono arrotolati su se stessi. Con rammarico mi accorgo che hanno tenuto bene, ma un filino d'acqua si intruffolava biricchino fra il giubbotto e i pantaloni con la catastrofica conseguenza che il cavallo dei pantaloni era completamente bagnato a mo' di demenza senile.
Strizzatina provvisoria del giubbotto che lascia una pozza d'acqua nel garage.
Dopo un pranzo semplice, ma al calduccio, e la conoscenza degli amici del gruppo, il Tour ha proseguito con il programma. Noi dobbiamo rinunciare a proseguire con loro, nostro malgrado, non siamo attrezzati per la pioggia e il Passo Giovo lo conosciamo bene per il vento e le basse temperature.
Siamo rientrati da Bressanone fino a Monte S. Caterina, in Val Senales, dopo 110 km sotto un'acqua torrenziale, inzuppati fino al midollo e in leggera ipotermia.
Tanta acqua così non ne avevamo mai presa.
Ps. le scarpe sono rimaste inzuppate per due giorni !
Le abbiamo un po' asciugate con il phon che gentilmente la signora dell'albergo ci ha prestato, ma dopo quasi due ore di aria calda, erano talmente zuppe che non si riusciva a far evaporare l'acqua.
Conclusioni:
Cosa ho imparato da questo giro?
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Che vedere un gruppo di amici conosciuti solo sul Web anche se mai visti prima è una cosa stupenda.
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Che quando si gira in moto in estate, si deve prevedere una eventuale pioggia, può essere anche un occasionale temporale. Si deve essere attrezzati adeguatamente, in modo semplice, ma funzionale, specie se si è lontani dalla base di partenza.
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Portarsi nel bauletto un rotolo di pellicola tipo Domopack, blocca qualsiasi infiltrazione di acqua fra giubbotto e pantaloni, fra pantaloni e scarpe e se volete ( con attenzione !!!) fra collo e giubbotto .
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Portarsi un paio di guanti tipo quelli da lavare i piatti (Rodolfo docet) magari da mettere sopra i guanti estivi. Ho notato che anche i guanti da "moto" non tengono l'acqua.
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In mancanza di GPS che quantifica i km fra il punto di partenza e di arrivo, la distanza sulla cartina 1:200.000 a vista sembra mooolto più corta.. noi ce ne siamo accorti! Ho superato i 300 km umidicci.
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