Questo sono io !
Non vi voglio ingannare, ma la passione per i motori non è recente.
In questa foto di qualche anno fa, sto provando l'ebbrezza del passeggero.
Se qualcuno ha voglia di leggere, ecco la mia storia.
Iniziai senza volerlo a circa 5 anni, ero appena capace di andare sulla bicicletta da donna restando in piedi solo sui pedali, non arrivavo al sellino... così era come per la bici da uomo, dovevo pedalare con la gambina sotto la "canna". L'anno era il 1957 e le moto erano veramente poche. L'unico divertimento con emozione era vedere qualche volta le gigantesche Guzzi della Polizia Stradale, soprattutto (per me piccolino), le varie fasi dell'accensione: il volano che era a vista, girare, l'assordante rumore, poi la spinta decisa giù dal cavalletto e la partenza lenta con il POT POT (mancavano ancora i VROOOMMM.)
In ogni modo, l'avventura ebbe inizio un pomeriggio di sole d'estate, mentre il mio babbo chiacchierava e rideva con i suoi amici, scherzosamente mi disse:" fai un giro con quello .... " indicandomi il "mosquito" che usava per se. Il mosquito era un motore Garelli che si applicava sul telaio di una bicicletta, la trasmissione avveniva tramite un contatto a leva di un rullo che si appoggiava sulla ruota posteriore. (vedi la foto.)
Non ci pensai due volte. Salgo, qualche pedalata sulla piazza deserta e ritorno. Ci sono riuscito!!! Ma come spesso capita ai ragazzini monelli che mettono le mani dappertutto e guardano cosa fanno gli adulti, mi metto a trafficare con la leva della trasmissione. Riparto con la "bici", è molto più duro a pedalare ricordo che premendo una levetta sulla destra, la chiamavano "sivalvola", si accende il motore.
Detto e fatto. Premo..... Il motore si avvia....... ! Vadooooooo !
Si è vero! in piedi sui pedali, senza pedalare, vado ......sento il rumore del motore sotto di me e dietro sento gridare, FERMATI, FERMATI, già come sapessi fermarmi. Il mio babbo e i suoi amici mi stanno rincorrendo, non mi prendono, ma dopo circa 200 metri di pura "navigazione motociclistica" manca la benzina, meno male mi avvicinavo ad un incrocio. Mi raggiungono, non ricordo se mi è arrivato uno scappellotto o un sorriso... però che vi devo dire...
Questa avventura è stata la miccia, un fuocherello mi brucia dentro sento di essere DIVENTATO UN MOTOCICLISTA.
Passa il tempo, non ci sono ancora le moto baby, ma sulla piccola bici ci metto dei cartoncini che toccano i raggi della ruota per avere l'illusione di avre un rumore simile alla moto. Arriva poi in famiglia la Lambretta 125, certo non è la Guzzi della Stradale. Posso stare in piedi sulla larga pedana, mentre il papy guida, con le manine attaccate al largo manubrio. Mi cresce sempre di più la voglia del motociclista.
All'età di 13 anni utilizzo un vespino 50, velocità 70km/h! Con gli amici spesso ci si scambia il motorino. Chi aveva il Beta, chi il Motobi, il Corsarino della Morini, il Garellino, il Caballero, qualche disperato il Motom. Arrivano le prime cadute, fare il cross con il vespino è dura. Infatti, duriamo poco! Niente mezzo di ricambio, sarà "rottamato". A quei tempi si diceva che era portato da "buicio" un raccoglitorie di ferro vecchio.
Non c'è di meglio da fare...... che prendere di nascosto la moto di casa, la Lambretta 125. Pian piano, mentre i miei genitori erano assenti, si studiava prima il piano strategico e poi via! L'accesione era difficoltosa, il pedale a volte dava dei rinculi pazzeschi. Se per caso non partiva, c'era sempre un amico che ti dava una mano per la spinta. Sempre in coppia con qualcuno, fino all'arrivo della prima multa. Polizia Urbana alla festa di apertura di una chiesa, un grosso vigile urbano con tanto di divisa blu, stivaloni, paletta, casco e baffoni mi ferma. Siamo in due sulla moto e senza dubbio la mia faccia non era quella di un diciottenne. Mi chiede "patente e libretto".
Qui viene il bello! Il libretto è a casa del genitore, nascosto. La patente... bella cosa, non ho nemmeno la carta di identità, quella la rilasciano a 16 anni compiuti. L'unica cosa che ho in tasca, è un tesserino d'ingresso al Grest della parrocchia! Rispondo alle domande del "cana" (termine comune che si dava ai vigili urbani) sempre in maniera evasiva, confessando lo stesso di aver preso la moto di nascosto dai genitori che sono andati in gita. Fortuna volle che per compassione o perchè non esisteva il carro attrezzi o chissacchè, mi facesse una multa per un motivo che non ricordo. Una minaccia velata: tornate a casa spingendo la moto! Questo era l'ordine tassativo del poliziotto. Ma certo, voi ci credete che due adolescenti obbediscono? Dopo 100 metri c'era una curva che ci toglieva dalla vista e così due colpi di pedale e via....! Sono tornato a casa, parcheggiata la moto in garage esattamente come l'avevo prelevata. Io e il mio amico ci guardiamo e scoppiamo a ridere, ma con addosso ancora la paura di quanto è successo e il foglietto giallo in mano. ..............continua ............................
